Eccomi.
Cosa ama Lorella Ronconi da sempre? Cosa la fa volare? L’arte.
L’arte è stato il mio primo linguaggio.
Molto prima della scrittura, molto prima dell’impegno civile.
Fin dalle elementari i miei disegni erano più grandi del foglio.
Disegnavo principesse iniziando dalla testa: occhi, capelli, corone. Poi scendevo con il vestito, ampio, lunghissimo… e quando arrivavo in fondo al foglio, i piedi non ci stavano più.
Avevo una grande visione di me, anche se ero alta un metro.
Non amavo la matematica.
Sognavo di vivere dentro una bolla d’arte, dove si vola, si immagina, si viaggia.
Con il tempo quelle principesse sono diventate madri con bambini in braccio.
Figure non perfette, ma vere.
La matita era il mio modo di capire il mondo.Il segno, il lavoro, la materia
Crescendo ho trasformato il disegno in progetto.
Con un foglio a quadretti costruivo schemi di puntini neri e bianchi che diventavano vestiti, coperte, lavori all’uncinetto. Ogni quadretto era una scelta: maglia alta, maglia bassa, ritmo, forma. Era già progettazione. Era già arte applicata.
A diciotto, vent’anni, dipingevo magliette di cotone per il mercato: volti femminili unici, arricchiti con perline e strass cuciti a mano.
Ho dipinto su vetro grandi bottiglie decorate con paesaggi della Maremma e della laguna di Orbetello, destinate a hotel e campeggi.
Guadagnavo con la mia creatività.
Ma il corpo ha iniziato a chiedere il conto: tendiniti, dolore ai polsi, intossicazione da solventi. Ho dovuto fermarmi.
Il colore e la luce
Ho studiato grafica pubblicitaria quando tutto era manuale.
Ho lavorato con grafite, china a puntini, tempera, olio, batik su seta indiana tesa su telai di legno.
Ho dipinto il corpo umano, l’infanzia, la luce della Maremma, il fiume Ombrone al tramonto.
Molte opere le ho realizzate spesso durante i ricoveri ospedalieri.
Disegnare era un modo per restare viva dentro.
Il suono
Per dieci anni ho studiato pianoforte.
I miei genitori mi regalarono un pianoforte a muro, completamente in legno, dal suono caldo e profondo. Le sue vibrazioni riempivano la casa.
Prima avevo una piccola pianola elettrica, più leggera per le mie mani.
Con il pianoforte vero, l’ottava dal pollice al mignolo diventava fatica.
Le ore di esercizio quotidiano accendevano il dolore nei polsi.
Dopo dieci anni ho dovuto smettere.
Ma anche qui l’arte non si è interrotta: ha cambiato forma.
Ho continuato con il canto, il solfeggio, le lezioni private.
Ho cantato nel coro gospel Sister and Brother Gospel Choir Ensemble, diretto da Carla Baldini, esibendomi anche al Teatro Moderno di Grosseto.
Il canto è rimasto.
È respiro.
È esercizio di forza interiore.
È disciplina emotiva.
Non sono mai stata dalla parte della matematica.
Ho sempre avuto un cervello artistico.
L’unione
Il percorso musicale non si è fermato al canto. Con il tempo, le mie poesie hanno incontrato la musica degli artisti che già mi seguivano con la voce.
Con Carla Baldini è nata una collaborazione intensa: ha composto e musicato la mia poesia “Io sono come” (dalla raccolta Je roule) trasformandola in una canzone. Allo stesso modo, Andrea Bonucci ha composto, cantato e inciso “Come l’azzurro”, tratta dalla mia poesia contenuta nel libro Pippo come l’azzurro.
Le mie parole sono diventate musica.
La musica si è unita alla voce.
🎵 Io sono come - Parole: Lorella Ronconi. Musica: Carla Baldini. Video: Maurizio Borgogni Carla Baldini (canto), Sergio Corbini (pianoforte), Andrea Frosolini (violino), Lorella Ronconi e Francesco
🎵 Come l’azzurro - Testo di Lorella Ronconi, musica di Andrea Bonucci e arrangiamenti di Leonardo Peruzzi.
Come nella legge base della fisica: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.
Non ho perso la musica.
Le ho cambiato forma.
La trasformazione
Quando le mani non hanno più potuto sostenere la pittura con la stessa intensità, il colore è diventato parola.
La pittura è diventata poesia.
Il segno è diventato scrittura.
Il suono è diventato ritmo nei versi.
L’arte non è mai stata decorazione.
È stata sogno, lavoro, sopravvivenza.
È stata la mia libertà quando il corpo mi poneva limiti.
In questa sezione raccolgo il mio percorso creativo, visivo e sonoro.
Perché l’arte, per me, non è una disciplina.
È un modo di esistere.