22 agosto 2020
(a un mese dalla scomparsa)
Con intimo dolore, ma con la precisa volontà di far sapere a tutti che questa donna, mia madre, è stata la prima “mamma combattente” per l’inserimento scolastico di una bimba disabile nel 1968 a Grosseto — la mia.
Mi ha insegnato e trasmesso la sua grande forza. Grazie Andreina, grazie mamma.
Una donna contro tutto
“A un mese dalla scomparsa vorrei ringraziare ancora una volta, e vorrei farlo pubblicamente, una mamma… anzi, una donna: Andreina Savoi, la mia mamma. Andreina oggi sarebbe chiamata una “mamma attivista”, una “mamma smart”, forse anche una “mamma scomoda”.
I sorrisi e i gesti di dolcezza, di pazienza e di determinazione di Andreina sono stati tanti, così come sono state tante le difficoltà e le umiliazioni subite per aver avuto una figlia molto bella, ma con una malattia che la scienza ancora non conosceva. Ciononostante non si è sono mai arresa, portarmi per mano nella vita, con naturalezza e fierezza.
Una rivoluzione silenziosa
Una mamma che non si vergogna di sua figlia è già una cosa bellissima, ma una donna che, da sola (mio padre lavorava giorno e notte per le mie cure), dal 1962 (anno della mia nascita), si è battuta per i diritti della figlia disabile, compie una vera rivoluzione. Andreina non ha mai smesso di combattere, persino nel risvegliarsi dal coma qualche mese prima di morire, il giorno del mio compleanno…sospesa tra la vita e l’addio, con lo sguardo rivolto ai suoi tesori: me e suo marito.
La sua scelta cambiò tutto (1968)
Nel 1968 io compio sei anni e Andreina sceglie subito che io debba frequentare una scuola normale e non una scuola differenziale, come ce n’erano a quei tempi. Qualcuno le diede anche della pazza per una scelta del genere, per tutti io dovevo andare in una scuola dove disabili fisici e mentali “normalmente” apprendevano: i collegi differenziali. Il presidente di una nota associazione che si occupava di invalidi civili arrivò persino ad aggredirla verbalmente, definendola una sciagurata e sostenendo che così avrebbe fatto del male a sua figlia.
La scuola, la prima inclusione
Il 1968: ai tempi c’era un movimento di contestazione che sbocciava dopo la guerra del Vietnam e i nuovi modi di pensiero dagli Stati Uniti raggiunse anche il nostro Paese, fino a Grosseto, la mia città. Tanto fu che la scuola elementare di via Brigate Partigiane creasse due classi sperimentali, con la possibilità di inserire una persona con disabilità. Per residenza quella fu la mia scuola delle elementari. Io, a sei anni, ero già riconosciuta invalida civile…e difficile sarebbe stato se fossi stata iscritta in un altra sezione…ma la forza di Andreina fu tale, mi inserì proprio nell’aula dove una maestra aveva accettato una piccola sperimentazione “rivoluzionaria”: insegnare anche ad un bambino disabile inserendolo nel programma di studi primario.
La mia maestra fu intelligente: accettò nella sua classe una bambina uguale ma diversa,
Imparare a camminare, imparare a vivere
Andreina riuscì a ottenere il suo obiettivo e non solo, mi ha dato una grande forza: la sensazione di essere normale. Non mi ha mai guardata come una figlia di cui vergognarsi o da nascondere.
Ha sempre preteso da me il 150%.
L’educazione della forza
Chiedeva alle insegnanti di darmi un voto più basso, affinché fossi spronata a studiare di più, se le dicevo che avevo preso 7 mi rispondeva: “Solo? Potevi fare meglio.” Ai tempi e anche più tardi, alle medie o alle superiori mi faceva tanto arrabbiare… anche perchè non mi piaceva per nulla stare troppo tempo sui libri.
Ripeteva agli insegnanti senza che lo sapessi: “Non esagerate, non la viziate. Non le dite poverina. Non le date troppe pacche sulla spalla. Deve farcela da sola. Non la aiutate a salire sulla sedia al banco: ce la deve fare da sola.”. L’ho saputo solo da grande e l’ho capito molto dopo.
Ciò che mi ha lasciato
Comprendo che questi elementi di rigidità mi abbiano fatto arrabbiare ma capisco che era l’unico modo per darmi autonomia e senso di responsabilità di me. Mamma è stata per me una grande educatrice, le sono grata per tutta quella sua determinazione che mi ha aiutata a diventare la donna che sono.
Un’educatrice, una madre, un’amica capace di spronarmi e incoraggiarmi nelle mie attività e nelle mie attitudini artistiche.
Un grazie che resta
Negli anni passati decisi di dedicarle una poesia, un altro “grazie”, e di dire a tutti che è stata lei, Andreina, la donna che mi ha insegnato a sentirmi normale e a guardare gli altri allo stesso modo sviluppando i miei orizzonti oltre ogni limite.
È lei che mi ha dato gli stimoli per frequentare associazioni, persone, contesti, coltivando la conoscenza e il desiderio di apprendere e superare i limiti. Determinata a cancellare ogni mio tentativo di usare la disabilità come rifugio, “Volere è potere” era il suo mantra, ” Se è venuto male, vai avanti, la prossima volta lo farai meglio. Pazienza.”.
L’ultimo momento
C’eri tu nei miei pensieri
quando, dal balcone,
ti credevo morire.
C’eri tu nel mio cuore
quando attendevo
che quell’uomo vestito di bianco
venisse a dirmi
perché non respiravi.
C’eri ancora tu
davanti ai miei occhi,
quando uscivo di fretta
per non sentirmi
prigioniera
del tuo amore.
Il tuo volto,
memoria di me,
accompagna il mio resistere.
Eccomi allora
accanto a te
perché questo adesso
non fugga per sempre
ed io lo ricordi,
come ogni attimo
vissuto, indelebile, vero
qui ed ora,
cosciente che anche questo oggi
potrà essere
l’ultimo momento.
Lorella Ronconi
Dalla raccolta Je roule – Ed. ETS, Pisa
(Poesia composta nel 1997 e dedicata a mia madre e alle “madri attiviste” di ogni continente)
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Pasquetta 1969 Compleanno Andreina, 19 febbraio 2020 Estate 2017 Estate 2016 Il mio primo compleanno, il 26 maggio 1963
Un omaggio a mia mamma, Andreina Savoi.
(19.02.1936-22.07.2020).
❤ Grazie
Lorella Ronconi









